Una proposta (di legge) per genitori responsabili

Il ddl 2330 presentato dalla senatrice Venera Padua (PD) e sottoscritto da altri 11 senatori in maggioranza PD tra cui la ex atleta Josefa Idem, ma anche da esponenti del gruppo misto come Serenella Fucksia, intende promuovere la creazione di corsi di responsabilità genitoriale.
Un articolo di Gianluca Abate sul Corriere online di oggi recitava: «Quella legge che vuole insegnare a essere dei buoni genitori». La provocazione del titolo consentiva una facile liquidazione della proposta di legge a boutade estiva, ma in realtà, leggendo il testo del disegno di legge l’impressione è diversa. Non si fa, tanto per iniziare, nessun riferimento a una presunta «bontà» genitoriale, bensì (e ed è cosa ben diversa) a una «responsabilità» del ruolo di genitore. Non mi sembra, inoltre, che l’intenzione sia quella di insegnare semplicemente come allevare figli nel modo migliore, proponendo ricette e metodi infallibili, ma piuttosto come essere genitori in modo consapevole e quindi capaci di «rispondere», appunto, delle proprie scelte ed azioni, dei propri diritti e doveri.
La proposta di legge muove i passi dall’introduzione nel Decreto Legislativo 28/12/2013 nº 154 del principio di unicità dello stato di figlio, anche adottivo, e la conseguente eliminazione delle differenze tra figlio «legittimo» e figlio «naturale». Etichette abolite, dunque, e tutti uguali i figli nati fuori o dentro dal matrimonio oppure adottati, tutti con gli stessi diritti. Le modifiche in materia di filiazione proseguono con la sostituzione della vetusta, autoritaria e patriarcale «potestà genitoriale» con la più moderna, autorevole e problematica «responsabilità genitoriale».
L’introduzione di un tale concetto non poteva bastare a se stesso: il rischio sarebbe stato quello di relegare il tutto a una vaga nozione teorica o a una banale modifica linguistica. Parallelamente alle misure economiche di sostegno alla maternità e paternità (di certo perfettibili), la nuova proposta di legge riconosce l’importanza di «promuovere adeguati percorsi formativi per chi diventa genitore, ovvero padre o madre». Più nello specifico, si tratta di «favorire la diffusione di attività e misure di sostegno volti alla migliore diffusione dei doveri e responsabilità connessi alla funzione genitoriale […], sia nella fase in cui si diventa per la prima volta genitori sia per quelle che seguono lo sviluppo del figlio». Una particolare attenzione è rivolta alla nascita del primo figlio, momento di certo inebriante ma anche complicato dall’inevitabile insorgenza di nuovi e delicati equilibri per ogni famiglia, soprattutto per quelle «che vivono ai margini della società». Sarà compito del Ministro dell’istruzione emanare le linee guida riguardanti le «misure volte a fornire ai genitori conoscenze differenziate e legate ai differenti stadi di sviluppo dei figli di ogni età, anche mediante la diffusione di metodi e di strumenti» basati sulle più moderne ricerche scientifiche. Alle città metropolitane e ai comuni spetterà il compito dell’organizzazione dei corsi di formazione (con l’opportunità di avvalersi del supporto di associazioni psico-pedagogighe), e dell’individuazione delle sedi (scuole, università, enti di ricerca) più appropriate.
Un progetto di legge rivolto, in primis, a famiglie «pluriproblematiche», ma dal quale ogni nucleo familiare potrà trarre vantaggio in quanto mi sembra che esso contenga in nuce la volontà di un cambiamento di rotta, nonché la necessità di un salto qualitativo e generazionale nell’educazione dei figli a fronte delle nuove e complesse sfide del mondo moderno. Un richiamo forte alla famiglia come nucleo primario e fondante della società, affinché non si trovi ad affrontare in solitudine un compito a tratti troppo impegnativo. Membri di associazioni esperte in puericoltura, pedagogia, psicologia, nutrizionismo, sessuologia, piuttosto che di attachment parenting e di massaggio neonatale diventerebbero, così, i degni alleati del personale medico degli enti pubblici sanitari cui già le famiglie possono rivolgersi. Si preparerebbe il terreno, dunque, a una genitorialità più consapevole, che renda l’informazione, lo spirito critico e il confronto i solidi pilastri del proprio progetto educativo.
Ad ogni modo, la strada è ancora lunga, si tratta solo di un disegno di legge con un’unica, vera e grande pecca in calce: la Clausola di invarianza finanziaria (Art. 3): dove si legge che «dall’attuazione della […] presente non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica» per cui si dovrà provvedere alle attività formative potendo contare sulle «risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente».

Chiara Bernocchi

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Autore: chiarasututto

Da poco entrata nei fatidici 30, laureata in storia e critica dell'arte, impiegata in una multinazionale coreana, amante dei viaggi. ..su carta, neomamma. Tutto quello che non so ancora di me lo scoprirò. ..scrivendo!

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