L’altra metà della mela: quella frenesia che sia chiama Amore

Chissà com’era vivere a quel tempo, quando eravamo tutti grossi come cocomeri… ma che dico cocomeri! Grossi come mongolfiere… dei giganti, insomma. Esseri tondeggianti e uniti per le spalle, con due volti su un solo collo, quattro braccia e venti dita, quattro gambe e quattro piedi, due organi sessuali e, infine, due cuori che battevano all’unisono. Forse vi sorprenderà sapere che non siamo sempre stati o solo uomini o solo donne, ma che eravamo anche perfetti: ermafroditi o androgini, se preferite. Avevamo in noi, cioè, entrambe i connotati, eravamo ad un tempo discendenti del Sole e della Terra: venivamo dalla Luna.

Camminavamo in posizione eretta, ma quando c’era da correre ci divertivamo come bambini a volteggiare facendo leva prima sugli arti del lato destro, poi su quelli di sinistra. Piroette avanti e indietro, evoluzioni in obliquo, atterraggi su due piedi… ci libravamo nell’aria come acrobati! Tutti, uomini, donne ed ermafroditi eravamo energici, dal temperamento altero e con un senso di onnipotenza tale per cui la terra dove abitavamo non ci bastava più. Volevamo arrivare in alto, molto in alto: fino alla vetta dell’Olimpo. Prima di noi furono i Giganti a insorgere contro gli dèi, ma la ribellione prese una brutta piega e i sediziosi fecero la fine dei dinosauri: Zeus li annientò con un fulmine. Con noi, invece, le divinità idearono una punizione più blanda, atta a non sterminarci tutti, ma ugualmente dolorosa perché ci privò della nostra interezza: ci divisero a metà. Il Cronide, dunque, procedette al taglio, mentre Apollo fu incaricato della sutura: lavoro non da poco, dato che oltre a voltare il viso di ciascuna metà verso la ferita, a ricordo del castigo subìto, c’era una quantità enorme di pelle da tirare, piegare e cucire, soprattutto attorno al ventre, che il dio si divertiva a modellare in modi diversi… Se il vostro ombelico assomiglia a un bitorzolo, ora sapete con chi prendervela.

 Divisi, eravamo alla disperata ricerca di quello che era nostro: ci abbracciavamo l’un con l’altro fino allo sfinimento, ma alla fine eravamo sempre in due. Non insieme in due, ma separati in due e, cosa ancor più grave, senza la propria metà, l’altra non voleva fare nulla, per cui si moriva di inedia e di inattività. I semiuomini, le semidonne, gli erma e i froditi erano disinteressati a tutto: al lavoro come alle divinità, tanto all’ozio quanto al sesso e avanti di questo passo il genere umano si sarebbe estinto. Per scongiurare questo pericolo, Zeus decise di spostare gli organi genitali in posizione frontale (se non lo sapevate ancora, un tempo erano laterali, ragion per cui procreavamo con la terra come cicale che si posano al suolo), così che dall’unione tra le due metà, una maschile e una femminile, di un originario androgino sarebbe nato un bambino. In questo modo, l’uomo e la donna, avrebbero finalmente appagato il desiderio di unità, ritornando a far parte dell’intero primordiale.  Le cose sono rimaste invariate nel corso dei millenni, tanto che ancora oggi la nostra vita sentimentale (etero o omosessuali non fa differenza: mal comune, mezzo gaudio!) ha un unico scopo: trovare l’altra parte di noi, quella con cui basta uno sguardo per capirsi senza sprecare parole, quella che non ci lascerà mai e che ameremo per sempre. La metà con cui essere una cosa sola. Finalmente, di nuovo, un tutto.

Ora, questo mito platonico, che pretende di spiegare la natura dell’amore in termini di mancanza e “predestinazione” è, a mio avviso, la prima ragione dei nostri fallimenti sentimentali. Dunque, prima di prendervela con i cartoni Disney, il principe azzurro, la fata turchina, la carrozza e compagnia bella, pensate che l’origine di tutti i mali proviene dalla mente di un filosofo di più di duemila anni fa.

La storiella dell’altra metà della mela ha provocato più danni che vantaggi e decisamente più dolori che gioie; ma soprattutto ha creato l’utopia della “persona giusta” e la fantasia che una felice vita di coppia debba cullarsi in un romanticismo smielato, in cui l’ago della bilancia penda ora verso l’attaccamento morboso, ora verso una vita “da favola”. Cresciamo con l’idea di essere incompleti, che da soli proprio non ce la possiamo fare, che necessariamente abbiamo bisogno di un’altra persona per stare bene. Una volta che pensiamo di averla trovata bramiamo vivere nell’extra-ordinario, nello stupefacente, nello strabiliante. Non ci basta essere felici: vogliamo essere “felicissimi”, così come non è sufficiente essere innamorati ma “innamoratissimi”, perché solo così lo si è davvero. Nell’era social dove l’autopromozione è diventata sinonimo di verità, una foto o una frase ad effetto centrano l’obiettivo di una vita intera nel tempo di un caricamento.

Purtroppo, seguendo l’inganno dell’anima gemella abbiamo, finito per capovolgere la realtà con la finzione di una trama cinematografica, dove la banalità e la quotidianità, persino la noia e le delusioni, anziché essere la semplice normalità, sono piuttosto percepiti come segnali forieri di tempesta, indizi che qualcosa si sta incrinando. Le irritazioni e le seccature, poi, i risentimenti e le asprezze appartengono a coppie che non si amano più. Sembra quasi inutile dire che l’estasi del primo appuntamento o l’emozione del “sì” non potranno protrarsi per anni con la medesima intensità… rimarranno un’eccezione, mentre la regola sarà far quadrare i conti a fine mese, fare la spesa, intrattenere rapporti diplomatici con i suoi (ma anche tra di noi) e via di questo passo. Motivi forse più prosaici ma questa è la realtà.

Forse, si parte con il piede sbagliato già dal primo appuntamento, quando pensiamo che le domande più appropriate per conoscere meglio l’altra persona riguardino gli studi intrapresi, il lavoro svolto o informazioni sulla famiglia e gli amici… Il filosofo e scrittore Alain de Botton, invece, sostiene che tra i quesiti standard ci dovrebbe anche essere: “…e che pazzie hai?”, perché troppo spesso gli aspetti più spigolosi o cupi del nostro carattere emergono dopo mesi, anni o addirittura dopo il matrimonio o in seguito a una lunga convivenza. Quando, insomma, “ad averlo saputo prima…”

La verità è che il romanticismo dove tutto è o troppo bello o troppo buio è una trappola per topi, perché il troppo stroppia sempre, anche in amore. Que el amor valga l’alegrìa no la pena, naturalmente, ma se anche tutto non filasse alla perfezione con la persona giusta, non pretendiamo. Il punto è proprio questo: non pretendere né la perfezione, perché non è di questo mondo, né la persona giusta perché semplicemente non esiste. Esattamente come qualsiasi altra persona, anche la nostra amata metà ci deluderà, ci farà arrabbiare, ci condurrà allo sfinimento e noi, con buona pace del nostro ego ferito, faremo lo stesso. Va tutto bene: non si tratta per forza di troncare il rapporto e ritornare in quello stato di solitudine (sia mai!) che così affannosamente siamo riusciti a lasciarci alle spalle. È sufficiente (si fa per dire) rompere l’incantesimo del romanticismo, proprio per evitare di farci scoraggiare e di mandare a monte tutto a fronte di una quotidianità che si sta rivelando diversa da quella che avevamo sognato. In una relazione non si sogna per vivere, semmai si vive per sognare e nessuno dice che la vita sia facile, ma la fatica non è vana, gli sforzi vengono ripagati e tagliare i traguardi è possibile. Se smantellassimo le sovrastrutture dell’amore, riceveremmo solo benefici.

L’amore non è né una favola né una tragedia: è quel che sta nel mezzo. Per cui è inutile arrabattarsi a cercare quello 0,5 che sommato a noi diventa un intero; impegniamoci, piuttosto, a far sì che il nostro 1 insieme a quello di un’altra persona faccia, né più né meno, 2.

 

Che cos’è l’amor

chiedilo al vento

che sferza il suo lamento sulla ghiaia

del viale del tramonto

all’amaca gelata

che ha perso il suo gazebo

guaire alla stagione andata all’ombra

del lampione san souc

 

Vinicio Capossela, Che cos’è l’amor

 

 

 

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Autore: chiarasututto

Da poco entrata nei fatidici 30, laureata in storia e critica dell'arte, impiegata in una multinazionale coreana, amante dei viaggi. ..su carta, neomamma. Tutto quello che non so ancora di me lo scoprirò. ..scrivendo!

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