#MartinaCaironi #CeciliaCamellini #GiuliaGhiretti: l’hashtag che non c’era

Ieri sera, cucina sistemata, fidanzato a letto, bimba nel lettino, piccolo chiwi sonnecchiante sulla mia pancia, guardo le Paralimpiadi e finalmente vedo l’atletica. Martina Caironi stava per iniziare il primo dei cinque salti in lungo. Dal giorno della cerimonia d’apertura, il 7 settembre, apro Twitter nella speranza di trovare un hashtag che ricordi i giochi per atleti disabili che si stanno svolgendo a Rio. Ho visto solo timide incursioni, ma nulla che facesse sospettare un interesse e una partecipazione reale del popolo social.

Intorno alle ore 00:30 al primo posto nei TT c’era #MissItalia con 18200 tweets. “C’è Miss Italia”, mi dico, e faccio zapping alla ricerca del canale e come altri milioni di italiani, stando al successo social, inizio a dare un’occhiata al programma. Ne erano rimaste una ventina e Facchinetti (era in trend pure lui con una valanga di insulti a suo carico), snocciolava il fatidico: “per te Miss Italia finisce qui/continua”. Le ragazze eliminate, sorrisone in camera oppure occhi al pavimento (e mamme sconsolate) finivano nella Delusion Room a farsi forza, che la vita va avanti, che il concorso di bellezza è pur sempre un trampolino di lancio, che l’importante è partecipare, che la vittoria è essere arrivata fin qui.

Faccio scorrere il TT e al decimo posto c’era #Mirigliani, al dodicesimo #Delusion Room, al quattordicesimo #Venier, al sedicesimo #Curvy e al ventesimo #Raoul Bova. Dominio assoluto di Missi Italia. Gli altri hashtag riguardavano il calcio, il premio Campiello e la Mostra di Venezia. Di Rio nulla.

Poi Facchinetti lancia un video delle ragazze contro la violenza sulle donne. Bella cosa. Invita gli utenti Fb a condividerlo dal profilo di Miss Italia e in breve il video raggiunge più di duemila condivisioni. Subito dopo parte la sfilata delle ragazze con il loro abito più bello…quello da sposa: per un passo avanti, una retromarcia nello stereotipo del principe azzurro e “nel sogno di qualsiasi ragazza”.

Con un tweet avviso che in quel momento stava gareggiando Martina, ma nessuno mi dà retta. Continuo a dare un’occhiata al concorso e il presentatore chiede alle ragazze di fare un urlo di gioia (imbarazzo)…qual è il loro segno scaramantico (imbarazzo: una fa roteare il microfono nell’incertezza sul da farsi, finchè dice di esser solita farsi il segno della croce. Francesco allora la invita a farsi il segno della croce. La miss dunque si fa il segno della croce con tanto di bacio finale. CR7 prendi esempio). Altra domanda a bruciapelo è cosa temi della tua avversaria: le due ragazze messe a confronto si osservano senza far venire meno il sorriso di circostanza, poi una risponde: “lo sguardo” e l’altra: “tutto, perché è bellissima”…carucce!

Intanto, Martina, amputata ad una gamba in seguito ad un incidente in motorino, migliorava di salto in salto la prestazione personale. Le protagoniste erano di fatto lei e la tedesca Vanessa Low , amputazione ad ambo le gambe, che ad ogni salto allungava la forbice con l’italiana arrivando a sfiorava i cinque metri. Era stupendo vederle saltare: la grinta, la determinazione, la voglia di farcela. E poi il coraggio, la bellezza dei loro corpi con movimenti così integrati e armoniosi. Uno spettacolo. L’argento era ormai sicuro così come l’oro della Low, i cui primi tre salti sono stati un world record. Salto: record del mondo. Altro salto: record del mondo. Terzo salto: record del mondo. Ma ci rendiamo conto?

Intorno all’una di notte italiana c’è stata la finale dei 400 sl categoria S11 (non vedenti) che ha visto protagonista Cecilia Camellini. A ventiquattro anni ha conquistato un argento storico, alle spalle dell’olandese Liesette Bruinsma. Ieri è stato anche il trionfo di Giulia Ghiretti che al suo esordio in una paralimpiade si è accaparrata un bronzo nei 50 dorso di categoria S5, con tanto di record personale (e italiano).

Stamattina, quindicesimo anniversario dell’attacco alle Twin Towers, oltre all’atteso #11settembre, troviamo ancora  l’hashtag #MissItalia e attualmente in quarta posizione, medaglia di legno, c’è il nome della vincitrice Rachele Risaliti.

Tanti saluti e grazie.

Chiara Bernocchi